Come ricaricare le batterie in pausa pranzo in massimo 30 minuti senza appesantirti alla mensa universitaria, anche se hai già provato senza successo quasi tutti i posti qua attorno.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché dopo anni passati al CEDISU ho capito come muovermi in pausa pranzo e quali errori evitare.

Come te, anch’io ho studiato al campus, so come ci si sente a passare ogni giorno a studiare e ti assicuro che ho cercato per anni tutte le possibili soluzioni per ottimizzare lo studio e andare a divertirmi il prima possibile.

Credo che le informazioni di cui ti parlerò in questo articolo potranno evitarti di dover rimanere ancorato fino a sera in quelle fredde sale studio invece che goderti una serata tra amici, un corso, uno sport, l’uscita con la ragazza o qualsiasi altra cosa che un ventenne ha diritto di fare.

Pensa un secondo a questa situazione.

È inizio giugno. Primo vero caldo, gli esami che si avvicinano. C’è la serata Erasmus, l’ultima, la più bella, quella in cui ci si diverte alla grande. Legge di Murphy vuole che il primo esame della sessione sia esattamente 2 giorni dopo.

Ti organizzi per tempo. Full-immersion nello studio per tutta la settimana precedente, mattino studio, pranzo veloce, studio fino a sera e via. Un piano all’apparenza perfetto.

C’era però un mattoncino che non avevi considerato. Il pranzo in università è caratterizzato da 2 peculiarità: la fila per raggiungere l’agognato cibo e il mattone di piombo che ti resta in pancia per metà pomeriggio.

Ora, hai presente l’amico sfigato dei film americani che non viene invitato alle feste ma poi immancabilmente si fa la reginetta della festa? Ecco, nella realtà non funziona così. Perché tu alla festa avevi anche avuto l’opportunità di andarci ma hai dovuto fare, prima una noiosissima fila e poi le tue belle 3 ore da zombie senza che i neuroni riuscissero a connettersi.

Quindi, ciao ciao grande festa con gnocche e fighi.

Forse non ti è ancora capitata questa situazione ma ci metto la mano sul fuoco che se continui a mangiare alla mensa o nelle strutture lì vicino dove vai ora abitualmente, il protagonista della storia sopra sarai ben presto tu.

Eppure basterebbe poco per mangiare qualcosa di leggero e genuino e farlo nel giusto tempo senza doversi sorbire interminabili code e neuroni in effetto zombie per ore.

Ma perché ricaricare al massimo le batterie in soli 30 minuti sembra impossibile per il 90% degli studenti?

Se decidi di fermarti a mangiare in università, che tu sia ragazzo, ragazza, studente di medicina, di ingegneria o di qualsiasi altra cosa, il tuo scopo è uno solo: fare un pasto veloce, leggero e nutriente per rimetterti in breve tempo a studiare – o a seguire le lezioni – e potertene andare a casa, a divertirti, a rilassarti, a fare quello che vuoi il prima possibile.

Per fare questo hai sempre avuto come opzioni la mensa universitaria o i soliti 4-5 posti lì attorno che cercano di venderti i loro pasti come la soluzione definitiva per tornare in tempi rapidi e con le batterie cariche allo studio quando invece ti fanno prima perdere un sacco di tempo con la coda e poi ti danno il colpo del ko con mezzo pomeriggio in modalità zombie grazie al loro cibo.

Hai mai provato ad andare in mensa? Se becchi l’orario sbagliato non c’è verso. Fai la fila fin da fuori, fai la fila ai primi, ai secondi e pure alla cassa. Se ti va bene trovi tutto caldo ma spesso è un’illusione.

Certo puoi sempre andare a mangiare la famosa piadina lì vicino o puoi fare un po’ più il fighetto ed andare al ristorante-pizzeria o un po’ più il grezzo e darti al paninaro e magari di fila ne fai anche un po’ meno. La fai ma puoi già guadagnare qualche minuto.

Quello che però hanno tutti in comune è il colpo del ko che ti danno dopo. Se ci mettessero del sonnifero sono sicuro che avrebbe meno effetto!

Voglio svelarti qualche segreto riguardo l’effetto zombie che attanaglia i tuoi neuroni dopo pranzo:

Primo, non è normale. Chiariamo subito che è possibile ricaricarsi, rilassarsi qualche minuto e poi essere pronti a ripartire più pronti e carichi che mai.

Il problema è che per tenere i costi che hanno e gestire tutti quegli studenti sono costretti ad usare cibo precotto – la famosa pasta scottata e riscaldata all’ultimo -, usare ingredienti presi all’ingrosso a basso costo, coprire il tutto con un’abbondante dose di grassi, rimpinzarti di pane e carboidrati, usare prodotti surgelati anche quando non sarebbe necessario … e potrei continuare per ore.

L’unica cosa che conta è che tu al posto di prenderti i tuoi 30 minuti, la tua ora per rilassarti, hai in atto una lavanda gastrica di 3-4 ore che cerca di digerire tutta questa porcheria. Il sangue va tutto lì e non ne arriva più ai tuoi neuroni che stanno in effetto zombie per ore. E no, il caffè non ti serve a nulla, il suo effetto dura giusto pochi minuti.
Quindi, andare alla mensa o ad uno dei soliti posti noti è realmente un suicidio, perché:

  1. perdi tempo in coda per andare a mangiare;
  2. mangi delle porcherie che ci metti delle ore a digerirle;
  3. passi metà pomeriggio in preda all’abbiocco cosmico.

 

Puoi recuperare qualche minuto in un posto dove c’è un po’ meno coda ma non ci scappi. Vai in mensa, allora hai il mega abbiocco. Vai in quella nota piadineria, abbiocco anche lì. Vai al ristorante-pizzeria e pensi di cavartela ma anche lì i tuoi neuroni non riescono a scappare dall’effetto zombie.

Sai, però, qual è il vero problema?

Tutto ciò ti inchioda in università per molto più tempo così che devi rinunciare alle cose che ti piace fare.

Prima ti ho citato la festa universitaria ma tutti noi abbiamo mille cose che faremmo molto volentieri se solo avessimo un po’ di tempo in più. Quell’ora in palestra, la sala prove con il tuo gruppo, l’uscita e non solo con il tuo lui o la tua lei di turno, la partita di pallavolo, di calcetto o di qualsiasi altra cosa, anche solo stare davanti alla tv a non fare nulla.

E senza contare lo stress che accumuli se non stacchi un po’ e rinunci per troppo tempo a divertirti e rilassarti.

Da oggi però sappi che in zona esiste un posto dove trovare, senza fare code kilometriche, un pranzo leggero e genuino e allo stesso tempo tremendamente gustoso.

No non sono cose light, per la dieta, insapori o simili. Sono solo piadine e piadizze fatte come si deve, con ingredienti sempre freschi e selezionati per garantirti di farti un bel pranzo senza cadere nel mega abbiocco successivo.

Da studente per gli studenti.

Inoltre niente coda, abbiamo studiato il servizio per essere davvero efficiente e veloce, e anzi se vuoi ti possiamo portare quello che vuoi fino in aula studio. Io consiglio sempre di staccare qualche minuto ma so che ricevere direttamente il cibo senza spostarsi è davvero una gran comodità, soprattutto sotto esame.

Come provare subito quindi?

Semplicissimo. Vieni da noi (e ti consiglio la prima volta di venire tu così provi anche l’atmosfera rilassante e spensierata che c’è qui) e scegli la tua mini-piada. Te la pago io, per te è gratis. E nessun vincolo, la scegli come la preferisci e poi mi saprai dire.

 

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Ho assaggiato i prodotti delle altre piadineria, paninoteche e bar ma sono tutti affollati e lenti e spesso in questi posti mancano le offerte dedicate agli studenti. Da Mammalena invece si percepisce già dopo il primo morso l’alta qualità degli ingredienti, i ragazzi sono sempre cordiali e simpatici e la velocità del servizio è fantastica.

Luca Branchi

 

Ho assaggiato altre piadine, scelti solo per la vicinanza ma non mi piacevano. Negli altri posti c’è scarsa possibilità di personalizzare del menù studenti e la qualità dei prodotti è scarsa. Mammalena mi ha fatto un’ottima impressione, la piadina molto buona e leggera. Mi ha colpito il menù dedicato agli studenti, la cordialità del personale e la qualità dell’impasto e degli altri ingredienti.

Matteo Baldi

 

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A presto,

Ludrik Shkembi